La filosofia

“Le cose muoiono: questa è la prima cosa che non puoi cancellare, una volta che l’hai davvero scoperta. Le cose guariscono, le cose ricominciano, le cose tornano. Questa è una cosa bella da tenere in testa, ma non la puoi avere sempre, la speranza fa il gioco del sole nel bosco, sparisce, riappare un attimo, poi di nuovo è ombra e oscuro.”  [Cit. Stefano Benni – Saltatempo]

Ripensandoci oggi, forse, La Parola della Settimana nasce nel 2006 per trovare un senso a questa citazione. Anzi, forse l’autore voleva comunicare ai partecipanti della mailing list da cui tutto è iniziato, che in realtà le cose, e in particolare le amicizie, non finiscono mai davvero, che c’è sempre un’occasione e un motivo per restare in contatto. Voleva dare un appiglio all’amicizia insomma, un’occasione ogni lunedì mattina per comunicare, scambiare idee o soltanto ridere insieme per qualcosa.

Questo è il lato “filosofico” della parola della settimana, poi viene il lato pratico: dare un sostegno morale a tutti coloro che al lunedì faticano ad ingranare; dire “hai cinque minuti da dedicare a queste brevi riflessioni? Proverò a rilanciare la tua settimana e – impresa quasi impossibile, ne convengo – stampare un sorriso vagamente soddisfatto su questo tuo inizio di giornata”.

Troppa arroganza nel traguardare questo obiettivo? Nettamente direi, ma qui si parte dalle piccole cose, anzi, da una singola parola, nel tentativo di ottenere quel mondo di emozioni e sensazioni positive che ognuno di noi meriterebbe ogni giorno e in particolare il lunedì.

Tentar non nuoce: basta estraniarsi dal mondo, nel tentativo di rientrarci, cinque minuti più tardi, rivestiti della leggerezza e della vitalità suggerite dall’ebdomadario pensiero di Paolo, l’autore ufficiale, e dall’imprescindibile collaborazione di Pablito, poliedrico alterego filosofico e poetico dell’ideatore stesso.

“Lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate”, scriveva un certo poeta fiorentino d’altre epoche, “per recuperarla, dopo i canonici cinque minuti, rifiorita e raddoppiata per forza espressiva”, saprebbe aggiungere il caleidoscopico Pablito.